COMUNICATO DELL'ARCI NAZIONALE SULLE EMIGRAZIONI
Dalla tragedia di Ceuta — dove oltre 100 persone hanno perso la vita e decine di migliaia sono state illegittimamente respinte — fino alla drammatica morte di un giovane tunisino all'interno del CPR di Palazzo San Gervasio, il filo conduttore è lo stesso: la sistematica violazione dei diritti umani e la criminalizzazione della mobilità.
Invece di garantire protezione sociale e l’applicazione dei trattati internazionali, le istituzioni strumentalizzano i fenomeni migratori, bombardando l'opinione pubblica con narrazioni xenofobe di odio e risposte emotive, erodendo giorno dopo giorno lo stato di diritto e la democrazia stessa.
Non siamo di fronte a tragiche fatalità, ma al risultato deliberato di politiche disumane e di una narrazione d'odio alimentata dai governi europei e, in prima fila, da quello italiano. Mentre la premier Meloni usa la disinformazione per manipolare l'opinione pubblica ed erodere le basi stesse della democrazia, all'interno dei CPR si privano della libertà persone che non hanno commesso alcun reato, costrette in condizioni degradanti e con temperature invivibili.
Migrare non è un crimine e l'irregolarità amministrativa non può essere la giustificazione per trasformare la sofferenza in strumento di propaganda politica.
Come ARCI ribadiamo la nostra
netta opposizione all'agenda del Governo e dell'Unione Europea. I CPR sono
luoghi ingiusti e incompatibili con lo Stato di diritto: non devono essere
migliorati, devono essere chiusi. Il nostro impegno quotidiano è al fianco delle persone
migranti per garantire la libertà di movimento, l'accoglienza, la verità dei
fatti e il rispetto incondizionato della dignità umana.
12 agosto 2026